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mercoledì 16 settembre 2026 | ore 18:00il Circolo dei lettori, via Bogino 9, Torino

Perché continuiamo ad avere bisogno dei mostri

con Franco Brevini

Se i mostri fossero soltanto il residuo di antiche superstizioni, la scienza avrebbe dovuto cancellarli. È accaduto il contrario. I draghi sono diventati dinosauri, i serpenti marini calamari giganti, il lupo mannaro può riapparire nel deepfake. Il mostro non scompare: cambia forma e si sposta là dove una civiltà incontra ciò che ancora non sa comprendere. È il primo linguaggio dell’ignoto.
Per questo raccontarne la storia significa raccontare la nostra. Dalla Bestia del Gévaudan allo yeti e a Nessie, dai bestiari medievali alle creature degli abissi, il mostruoso abita da sempre il confine incerto tra prova e immaginazione. Ma serve anche a stabilire che cosa consideriamo normale: ogni società, indicando i propri mostri, disegna contemporaneamente i propri confini e rivela paure, esclusioni, desideri.
Oggi quella geografia è cambiata. Le foreste e gli oceani inesplorati non sono scomparsi, ma l’ignoto si è trasferito anche nei laboratori, negli algoritmi, nelle reti neurali, nell’ingegneria genetica. Il mostro può non avere più artigli né zanne: può essere una sequenza di codice, una voce artificiale, un volto che imita perfettamente il nostro. E la Rete ha trasformato persino il modo di inventarlo: le nuove creature vengono costruite collettivamente, modificate e moltiplicate in tempo reale.
La domanda, allora, non è se i mostri esistano, ma perché continuiamo ad averne bisogno. Forse perché ogni conoscenza illumina una parte del mondo lasciando intravedere nuove zone d’ombra. Il mostro abita proprio lì: non ai confini della realtà, ma ai confini di ciò che riusciamo a pensare. E guardandolo, ogni epoca finisce per vedere sé stessa.

anteprima Scarabocchi. Il mio primo festival – Novara, 18-20 settembre


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