giovedì 1 febbraio 2024 | ore 18:00il Circolo dei lettori, via Bogino 9, Torino

Alma

Trieste, tra passato e futuro

presentazione del libro di e con Federica Manzon
edito da Feltrinelli
con Elena Varvello
nell’ambito di Femminile plurale

Tre giorni diventano lo spartiacque tra ciò che è stato e ciò che sarà. Un’infanzia tra i caffè austroungarici dei nonni e i viaggi con il padre nelle isole jugoslave. Un presente dove fare i conti con la memoria di una guerra oltre il confine e con quelle stesse strade dove ora Alma e Vili cercano di trovare il loro posto.


📌 ingresso libero fino a esaurimento posti

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foto di Adolfo Frediani


✏️ la quarta di copertina
Tre giorni dura il ritorno a Trieste di Alma, che dalla città è fuggita per rifarsi una vita lontano, e ora è tornata per raccogliere l’imprevista eredità di suo padre. Un uomo senza radici che odiava il culto del passato e i suoi lasciti, un padre pieno di fascino ma sfuggente, che andava e veniva al di là del confine, senza che si potesse sapere che lavoro facesse là nell’isola, all’ombra del maresciallo Tito “occhi di vipera”. A Trieste Alma ritrova una mappa dimenticata della sua vita. Ritrova la bella casa nel viale dei platani, dove ha trascorso l’infanzia grazie ai nonni materni, custodi della tradizione mitteleuropea, dei caffè colti e mondani, distante anni luce dal disordine chiassoso di casa sua, “dove le persone entravano e se ne andavano, e pareva che i vestiti non fossero mai stati tolti dalle valigie”. Ritrova la casa sul Carso, dove si sono trasferiti all’improvviso e dove è arrivato Vili, figlio di due intellettuali di Belgrado amici di suo padre. Vili che da un giorno all’altro è entrato nella sua vita cancellando definitivamente l’Austriaungheria. Adesso è proprio dalle mani di Vili, che è stato “un fratello, un amico, un antagonista”, che Alma deve ricevere l’eredità del padre. Ma Vili è l’ultima persona che vorrebbe rivedere. I tre giorni culminanti con la Pasqua ortodossa diventano così lo spartiacque tra ciò che è stato e non potrà più tornare – l’infanzia, la libertà, la Jugoslavia del padre, l’aria seducente respirata all’ombra del confine – e quello che sarà.
Federica Manzon scrive un romanzo dove l’identità, la memoria e la Storia – personale, familiare, dei Paesi – si
cercano e si sfuggono continuamente, facendo di Trieste un punto di vista da cui guardare i nostri difficili tentativi di capire
chi siamo e dov’è la nostra casa.