L’invenzione degli italiani

Cuore: breviario laico ancora utile per un mondo meno cattivo

presentazione del libro di e con Marcello Fois
edito da Einaudi
con
Giuseppe Civati
nell’ambito di Leggere ci cambia

Un libro diventa un classico se non smette mai di parlarci, se continua nel corso del tempo a rivelare sempre qualcosa di noi. E Cuore, anche se spesso lo dimentichiamo, è un grande classico: un vademecum per comprendere il presente, per capire in quale oscura profondità affondano le sue radici. Un breviario laico a cui affidarsi quando siamo tentati dall’egoismo, per riscoprire la necessità di essere buoni, fondamentale in un’epoca in cui la cattiveria dilaga e genera disastri.
Cuore di Edmondo de Amicis è stato uno dei libri più letti e più criticati della nostra letteratura. Oggi purtroppo lo si legge un po’ meno, ma dovremmo tornare a farlo, e proprio in virtù della critica che più spesso gli è stata rivolta: essere buonista.
Ma Cuore è davvero un libro buonista? Forse sì, ma se anche fosse non ci sarebbe nulla di male, anzi. Si tratta infatti dell’unico classico italiano che non sia scaturito da esigenze prettamente letterarie ma da un impegno etico preciso: de Amicis ha inventato gli italiani, ha espresso le possibili coordinate di un popolo nel caos di differenze apparentemente irriconciliabili. E lo ha fatto perché credeva in un modello di società utopistico fino al punto di pensare che si è felici solo a patto di essere felici di quello che si è. Una tautologia meno semplice di quanto sembri.
L’Italia di oggi è un Paese in cui chi sa viene dileggiato. Dove i Franti – i codardi che se la prendono con i più deboli – diventano ministri; un Paese in cui per emergere sembra sia necessario mostrare il proprio lato peggiore, spietato, senza cuore. Marcello Fois in queste pagine, cariche di ardore civile, ci ricorda che la fondamentale importanza del racconto pedagogico deamicisiano è stata quella di formulare una grammatica essenziale, attraverso cui poterci rappresentare e raccontare come popolo unito perché solidale. Una grammatica fondata su istruzione, empatia e amorevolezza, che in tempi di odio è quanto mai importante cercare nuovamente di imparare.

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