A cielo aperto sono i luoghi che non trattengono il respiro, i pensieri pronunciati prima di essere messi in ordine, una preghiera tra i palazzi, le promesse che non vengono messe al sicuro. È stare scoperti, non per mancanza di ripari, ma per scelta: perché solo esposti si misura davvero lo spazio sopra di noi. Anche a marzo il Circolo appare così: aperto, permeabile, attraversato da voci, narrazioni e domande. Le storie lasciano la pagina e prendono voce, diventano dialogo e confronti. Gli incontri non delimitano, ma aprono: creano varchi, allargano prospettive. Ogni appuntamento è uno spazio condiviso in cui le parole si cercano, si rispondono, trovano nuovi modi di essere ascoltate.
È dentro questo spazio che prende forma il ciclo L’età della paura e del coraggio. La paura attraversa il presente e prende molte forme, insinuandosi spesso soprattutto tra le generazioni più giovani. In questo percorso è proprio la paura a essere messa al centro del confronto: se ne analizzano le radici nel mondo contemporaneo, se ne esplorano i linguaggi narrativi e simbolici e la si interroga da prospettive filosofiche ed etiche. Ogni incontro è un attraversamento dell’incertezza, un modo per riconoscere nel coraggio non un gesto eroico ma una pratica quotidiana, capace di trasformare l’esposizione in possibilità: terminiamo il ciclo di incontri interrogandoci su come reagire alla paura, come superarla e trasformarla.
Sotto lo stesso cielo si colloca la 5. edizione di Giornaliste, dedicata a Le guerre del nostro tempo. Dal 2020 viviamo immersi in una stagione di policrisi: guerre, pandemia, crisi migratorie e ambientali. Le notizie si rincorrono, spesso prive di contesto, lasciando una sensazione di smarrimento. A cielo aperto, invece, si prova a ricostruire. L’esperienza diretta dei conflitti diventa racconto condiviso, strumento di comprensione, mappa per orientarsi nell’attualità. Uno spazio di orientamento, un orizzonte limpido in cui le domande possono respirare e approfondirsi.
E poi c’è la Maratona Simenon, che attraversa l’opera di uno degli autori più prolifici e influenti del Novecento, creatore dell’ispettore Maigret. Le sue atmosfere cupe e le sue indagini psicologiche, lette e discusse insieme, smettono di essere stanze chiuse e diventano piazza: un modo di stare esposti, di interrogare l’umano senza protezioni.
Così il Circolo, per tutto marzo, resta attraversabile come una piazza sotto il cielo: un luogo in cui le idee non vengono messe al riparo ma lasciate circolare. Perché le idee respirano dove il cielo non ha confini.
