venerdì 16 dicembre 2022 | ore 18:00il Circolo dei lettori, via Bogino 9, Torino

Operazione austerità

Come gli economisti hanno aperto la strada al Fascismo
presentazione del libro di e con Clara E. Mattei
edito da Einaudi
con Riccardo Bellofiore, Nadia Garbellini e Giangiacomo Migone, modera Laura De Donato

L’austerità, parola d’ordine degli economisti ortodossi, sembra aggravare i problemi più che risolverli, tanto da far dire ai suoi critici che non funziona. Studiandone origini e storia, diventa evidente sia il baluardo del capitalismo difeso dagli economisti liberali a ogni costo: anche alleandosi al Fascismo e sostenendo politiche autoritarie.

✏️ la quarta di copertina
L’austerità non è qualcosa di nuovo né un prodotto della cosiddetta era neoliberista iniziata alla fine degli anni Settanta. Per piú di un secolo, governi in crisi finanziaria hanno implementato politiche di austerity, ovvero tagli al welfare (scuola, sanità, ecc.), privatizzazioni, tassazione regressiva, deflazione, repressione salariale e deregolamentazione del mercato del lavoro. Queste politiche rassicurano i creditori, mentre producono effetti sociali devastanti. Oggi, che l’austerità continua a imperare, è urgente domandarsi: e se il pareggio di bilancio non fosse mai stato davvero l’obiettivo? L’economista Clara E. Mattei indaga sulle origini dell’austerità per svelarne i motivi fondanti: proteggere il capitalismo dalla sua crisi esistenziale, per far fronte alle contestazioni dal basso che ne stavano intaccando le fondamenta.
L’austerità, come la conosciamo oggi, è emersa dopo la Prima guerra mondiale. In un momento di inflazione fuori controllo e sollevazione democratica senza pari che interessò l’Europa intera, gli esperti economici dovettero imbracciare le loro armi piú potenti per conservare quello che pensavano dovesse essere lo status quo. L’austerità fu lo strumento che parve loro piú efficace: funzionò – e funziona tuttora – per mantenere il capitalismo indiscusso e reprimere ogni espressione di cambiamento sociale. Attraverso uno studio di fonti storiche inedite l’autrice svolge un’analisi comparata fra Italia e Gran Bretagna negli anni Venti, per raccontare come gli economisti al governo sfruttarono le leve della politica pubblica per cooptare l’adesione di tutti i cittadini ai desiderata della produzione privata, anche a fronte di profondi sacrifici personali della maggioranza. Nonostante le divergenze ideologiche, economisti fascisti e liberali lavorarono di concerto come custodi di una scienza economica che, a dispetto della pretesa purezza, aveva come scopo pratico intrinseco quello di “ammaestrare” i cittadini a consumare di meno e produrre di piú. L’emergente regime fascista offrí a quei professori l’opportunità della vita: plasmare la società sull’ideale dei loro modelli.


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