Gorge Orwell tra fiaba e futuro

1984 e La fattoria degli animali: visioni distopiche sotto forma di letteratura senza tempo
con Marco Rossari

Quattro incontri per evocare una delle più grandi figure del Novecento, un tragitto che esplora la vita e le opere di George Orwell attraverso il filtro dei due libri più amati e venduti, con Marco Rossari che ha tradotto le nuove edizioni Einaudi di La fattoria degli animali e 1984, riletti sia alla luce della biografia e delle opere precedenti, sia in modo testuale, discutendone temi e personaggi. Un viaggio dalla forza della fiaba alle visioni distopiche, dalla storia passata al futuro che ci attende.

abbonamento 4 incontri € 30

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#1 | martedì 13 aprile h 19-20
La storia dei libri precedenti e dell’idea della Fattoria degli animali

Orwell non è solo i due capolavori conosciuti in tutto il mondo. Prima del 1945 – anno di pubblicazione della Fattoria degli animali -, aveva all’attivo, oltre ai saggi, sette romanzi: Senza un soldo a Parigi e Londra (1933), Giorni in Birmania (1934), La figlia del reverendo (1935), Fiorirà l’aspidistra (1936), La strada di Wigan Pier (1937), Omaggio alla Catalogna (1938), Una boccata d’aria (1939).

#2 | martedì 20 aprile h 19-20
La ricezione nel mondo della Fattoria

Una favola morale senza tempo che mette in guardia dal tremendo fascino del potere, valida oggi come nei giorni in cui è stata scritta. «Tutti gli animali sono uguali ma alcuni animali sono più uguali degli altri»: è questa l’amara lezione che le umane bestie della Fattoria.

#3 | martedì 27 aprile h 19-20
1984 e il rapporto con il passato

Costruire e ricostruire il passato determina il presente. Il lavoro di un buon numero di impiegati del Partito, che rende ciò possibile, non fa evolvere il sistema, ma, anzi, ha lo scopo di mantenerlo sempre uguale a se stesso nell’immobilità più assoluta. E quindi più gestibile.

#4 | martedì 4 maggio h 19-20
1984 e il rapporto con il futuro

Il romanzo del 1948 di Orwell è famoso per la capacità di ipotizzare il futuro che l’umanità avrà da vivere. Quanto di quello che ha raccontato si è rivelato distopico e quanto “semplicemente” lungimirante? E come, all’interno del romanzo, viene gestito il futuro (partendo dallo slogan «chi controlla il passato, controlla il futuro»)?