Posso solo amare

«L’amore tiene in vita. Non guarisce, ma cura.»

presentazione del libro di e con Paolo Ruffini
edito da Baldini+Castoldi
con Alberto Infelise 

Davanti a una forma di patologia degenerativa come l’Alzheimer, l’amore è l’unica istanza di cui chi soffre ha memoria, l’unico appiglio alla vita. In ognuna delle testimonianze qui raccolte il caregiver è impegnato in uno slancio tensivo – proprio del gesto di cura – verso una sorta di auto-annullamento personale in nome dell’amore per l’assistito.


📌 ingresso libero fino a esaurimento posti

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✏️ la quarta di copertina
Amare è come respirare: è inevitabile. E come non si può smettere di respirare, così non si può decidere di non amare. Questo concetto è diventato chiaro, per Paolo Ruffini, sin dai tempi di PerdutaMente: non un documentario sull’Alzheimer, come spesso si crede, ma un documentario sull’amore, sull’amore ineluttabile che diventa l’unica àncora di salvezza, l’unico appiglio alla vita di prima, per chi soffre di questa terribile patologia degenerativa. L’amore, in altre parole, ha la capacità unica di tenere in vita: se anche non guarisce, l’amore cura. È questo il punto di partenza, e il filo conduttore, delle storie raccolte in questo libro. Storie di sofferenza e vicinanza, di pazienti e caregiver, e soprattutto storie in cui l’amore si è dimostrato più forte e resistente della malattia e della morte. Attraverso le parole e i ricordi dei protagonisti di ogni capitolo, Ruffini compone un ideale mosaico in cui tante vite, segnate dal dolore, vengono cambiate dall’amore e dalla presenza di chi se ne prende cura. E in questi esempi ispirazionali il lettore scoprirà che è possibile rintracciare una sorta di mitologia: alle storie mitiche, infatti, l’autore attinge a piene mani per dire qualcosa di semplice e rivoluzionario, e cioè che gli eroi ci assomigliano, che ci sono vicini, perché condividiamo la loro stessa natura: non possiamo guarire chi amiamo, non possiamo salvarlo, possiamo solo amare.