I tunnel impossibili
ll Canale di Maria Bona ispira il viaggio tra il Buco di Viso e il Pertus di Colombano, pionieri dei trafori alpini
un racconto di Giulio Biino
con le sonorizzazioni di Simone Campa & Orchestra Terra Madre
Il Buco di Viso e il Pertus di Colombano sono gallerie scavate nella roccia, nel cuore delle Alpi occidentali.
Entrambi trovano, probabilmente, ispirazione dal Canale di Maria Bona, realizzato intorno al 1450, per deviare le acque del torrente Clarea ed irrigare i vasti territori di Giaglione: circa 500 metri che tagliano le pareti di granito a strapiombo dei contrafforti della Val Clarea.
La loro storia racconta tutta la capacità che hanno gli esseri umani di adattarsi all’ambiente montano: in entrambi i casi l’uomo interviene direttamente nella roccia per creare un passaggio funzionale, dimostrando una notevole conoscenza del territorio.
Le differenze, tuttavia, sono molteplici. A partire dal fatto che quello di Maria Bona è un canale.
Il Buco di Viso (lungo circa 75 metri a 2.882 mt di altitudine) viene realizzato nel 1479 per volontà del Marchese Ludovico II di Saluzzo, con l’obiettivo di creare un passaggio alternativo ai valichi controllati dai Savoia, permettendo così il commercio del sale senza pagare dazi eccessivi. La tecnica di scavo è rudimentale ma efficace: fuoco per fratturare la roccia, una miscela di acqua bollente e acido solforico o cloridrico per ammorbidirla, strumenti manuali per rimuoverla.
Il Pertus di Colombano (lungo quasi 500 metri a 1.800 mt di altitudine), associato alla figura di Colombano Romean, è utilizzato quasi esclusivamente per il passaggio dell’acqua. Si tratta di una galleria più modesta nelle dimensioni, scavata in un ambiente meno estremo rispetto al Buco di Viso, ma altrettanto significativa per le comunità locali.
Questa è la loro storia.
Fatta di persone, di luoghi e di idee, di difficoltà e di soluzioni geniali.
a seguire aperitivo
in caso di pioggia l’evento si svolge presso Salone Polivalente
info comune.giaglione.to.it
SIMONE CAMPA & ORCHESTRA TERRA MADRE
Un concerto che supera i confini geografici per unire popoli e culture attraverso le sonorità del mondo. La musica diventa così un linguaggio universale di dialogo interculturale, capace di avvicinare tradizioni apparentemente distanti. Il viaggio musicale spazia dalle melodie occitane ai tamburi d’Africa, passando per la pizzica salentina e i canti del Mediterraneo, in un legame ideale che unisce il Nord e il Sud d’Italia a tutti i sud della Terra. L’Orchestra Terra Madre, fondata nel 2014 da Simone Campa e Carlo Petrini, nasce per celebrare le cerimonie ufficiali di Terra Madre Salone del Gusto, facendo risuonare in perfetta armonia lingue, dialetti, ritmi e culture di ogni angolo del globo.
Il racconto musicato fa parte della due-giorni Come l’acqua che sgorga dalla roccia, ideata per scoprire insieme due tunnel e un canale, fondamentali di questa zona, il tutto condito da cibo, vino e musica.
Il primo appuntamento è sabato 4 luglio h 14.30-16.30 con una passeggiata lungo il Canale di Maria Bona, con spiegazioni storiche e tecniche sulla costruzione, accompagnati dai narratori FAI (ritrovo a Pian delle Rovine, rientro in pulmino dalla Val Clarea)
📌 una collaborazione Fondazione Circolo dei lettori e Comune di Giaglione
con il patrocinio di Slow Food Torino Sud Ovest e FAI – delegazione della Valle di Susa
